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Luciano di Samostata - La nave ovvero i desideri (racconto online)


LA NAVE OVVERO I DESIDERI

Un bellissimo racconto da leggere online

da

Racconti fantastici

LICINO
1 Cosa vi dicevo? È più facile che un cadavere in putrefazione che giace in bella vista sfugga agli avvoltoi piuttosto che qualche spettacolo insolito passi inosservato agli occhi di Timolao, anche se a questo scopo gli toccasse arrivare fino a Corinto di corsa e senza tirare il fiato. Tanto sei curioso e sempre pronto, in questi casi.

TIMOLAO
Che dovevo fare, Licino? Non avevo nessun impegno e sapevo che era arrivata al Pireo una delle navi adibite al trasporto del grano dall'Egitto all'Italia, una nave enorme, smisurata. D'altra parte sono sicuro che anche voi due, tu e Samippo, siete venuti dalla città apposta per vedere la nave.

LICINO
E come no? Anzi con noi c'era anche Adimanto di Mirrina: però, non so dove sia andato a finire, adesso; probabilmente si è perso in mezzo alla folla dei visitatori. Siamo arrivati fino alla nave insieme; e mentre salivamo tu, Samippo - mi pare - andavi davanti, ti seguiva Adimanto, poi, dietro, io che stavo aggrappato a lui con tutte e due le mani (mi ha sorretto tenendomi per un braccio lungo tutta la passerella perché avevo i sandali e lui era scalzo): ma da quel momento non l'ho più visto, né là dentro, né dopo che siamo scesi.

SAMIPPO
2 Sai, Licino, quando deve averci lasciato? Quando, credo, è sbucato da sotto coperta quel bel ragazzo tutto vestito di lino immacolato, con i capelli tirati sulle tempie e legati dietro. Se conosco Adimanto, e penso proprio di sì, a quella deliziosa visione avrà piantato in asso il costruttore egiziano che ci ha guidato nella visita alla nave, e si sarà messo là vicino a piagnucolare, come suo solito: ha la lacrima facile, quando si innamora, il nostro amico.

LICINO
Veramente, Samippo, il ragazzo non mi sembrava così eccezionale da colpire anche Adimanto; ci sono ad Atene tanti bei giovani che gli corrono dietro, tutti di buona famiglia, ottimi parlatori, che profumano di palestra; davanti a loro non ci sarebbe certo da vergognarsi a piangere. Invece questo, oltre a essere negro, ha le labbra tumide e le gambe troppo sottili, e, per giunta, parlava farfugliando, mangiandosi le parole e in fretta: in greco, d'accordo, ma con l'accento e la cadenza propri della sua lingua; la sua acconciatura, poi, e i riccioli annodati sulla nuca dimostrano che è uno schiavo.

TIMOLAO
3 Ti sbagli! Questo, Licino, in Egitto è segno di nobili natali: tutti i rampolli di alto rango tengono la capigliatura annodata e intrecciata fino alla maggiore età; esattamente il contrario dei nostri antenati, che consideravano un uso raffinato consono agli anziani portare i capelli lunghi e raccolti in una crocchia fissata con un fermaglio d'oro.

SAMIPPO
Bravo, Timolao: fai bene a ricordarci l'opera di Tucidide e le sue parole, nel proemio, in merito al nostro antico lusso, in Ionia, quando la gente di allora andò a fondare le colonie.

LICINO
4 Ah, Samippo, adesso mi è venuto in mente dov'è che abbiamo perso Adimanto: quando siamo stati fermi per un bel pezzo con il naso all'insù, vicino all'albero, a guardare, contando i rinforzi di cuoio delle vele, e siamo rimasti a bocca aperta di fronte a quel marinaio che si arrampicava tra le sartie e poi si muoveva veloce e sicuro sul pennone reggendosi alle funi di sostegno.

SAMIPPO
Hai ragione. E adesso? Lo aspettiamo qui o vuoi che faccia di nuovo un salto sulla nave?

TIMOLAO
Ma no, muoviamoci. Probabilmente ci ha già preceduto e si è affrettato a tornare in città, non riuscendo a trovarci. In ogni caso, Adimanto conosce la strada e non c'è pericolo che, anche se lo lasciamo solo, non sappia rientrare all'ovile.

LICINO
Badate che non sia scortese piantare in asso un amico e andarcene per conto nostro. Comunque, incamminiamoci, se anche Samippo è d'accordo.

SAMIPPO
Sicuro, può darsi che riusciamo a trovare la palestra ancora aperta. 5 Ma, a proposito, che nave enorme! Ha detto il costruttore che misura più di 52 metri di lunghezza, che la larghezza è oltre un quarto della lunghezza, e dal ponte di coperta fino al punto più basso dello scafo, alla sentina insomma, è circa 13 metri. Del resto, che altezza quell'albero maestro, e che pennone regge, che razza di canapo lo lega e lo tiene su! Come svetta la poppa, appena ricurva, col piccolo papero d'oro sulla sommità! E simmetricamente, dalla parte opposta, la prua si protende in avanti più alta, e porta su entrambi i lati l'immagine di Iside, la dea da cui prende nome la nave. E il resto delle decorazioni, le pitture, la vela di gabbia color fiamma e le ancore, gli argani e i verricelli e le cabine a poppa, tutto, insomma, mi è sembrato una meraviglia. 6 L'equipaggio, poi, quanto a numero di uomini, si potrebbe paragonare a un esercito. Dicevano anche che trasporta tanto grano che basterebbe a sfamare per un anno gli abitanti dell'intera Attica. E tutto questo era affidato a un ometto già anziano, che manovrava con una minuscola barra quel timone enorme; me l'hanno mostrato: un tizio mezzo calvo, con i pochi capelli ricci, di nome Erone, mi pare.

TIMOLAO
Nel suo mestiere è eccezionale. Così sosteneva concordemente la gente di bordo: conosce tutti i segreti del mare meglio di Proteo. 7 Avete sentito come ha portato qui la nave, cosa hanno passato durante la navigazione, e come la stella è stata la loro salvezza?

LICINO
No, Timolao, però mi piacerebbe molto saperlo adesso.

TIMOLAO
Il comandante in persona me l'ha raccontato, un tipo in gamba, molto cordiale. Erano salpati da Faro con un vento leggero, arrivando dopo sei giorni in vista di Acamante: in seguito, per colpa di un vento contrario, da ovest, erano stati ricacciati lungo una rotta tortuosa fino a Sidone; poi, piombati nell'occhio di un ciclone, dieci giorni dopo, passando per Aulone, erano arrivati alle Chelidonie; qui per poco non morivano tutti affogati. 8 So per esperienza - anch'io una volta, durante un viaggio per mare, ho costeggiato le Chelidonie - quanto in quel punto le onde siano alte, specialmente quando scirocco e libeccio si scontrano; proprio lì un capo separa il mare Panfilio dal mare Licio; intorno al promontorio, il mare, perennemente agitato, è attraversato da molteplici correnti contrastanti (le rocce strapiombano e sono aguzze per l'azione corrosiva dei marosi), sicché il frangersi delle onde sulla costa è uno spettacolo terrificante, accompagnato da un rimbombo assordante; spesso, anzi, le onde stesse arrivano all'altezza del promontorio. 9 In una buriana simile - così mi ha riferito il comandante - incapparono anche loro, oltrettutto durante la notte, nelle tenebre più fitte. Ma alle loro invocazioni di aiuto gli dèi, impietositi, mostrarono un fuoco proveniente dalla Licia, in modo che riconoscessero la località in cui si trovavano, e una stella splendente, uno dei Dioscuri, si posò sulla cima dell'albero maestro, dirigendo a sinistra, verso il mare aperto, il corso della nave che già stava per sfracellarsi contro gli scogli. Poi, ormai usciti dalla rotta giusta, hanno navigato attraverso l'Egeo in diagonale a causa dei venti Etesii contrari; ieri, sessantanove giorni dopo essere salpati dall'Egitto, sono approdati al Pireo; tanto sono stati deviati verso la costa! E pensare che avrebbero dovuto lasciare a destra Creta e, superato al largo il capo di Malea, essere ormai in Italia.

LICINO
Diamine, bel timoniere questo Erone, anzi un vero Nereo, se ha sbagliato così clamorosamente la rotta!... 10 Ma come? Non è Adimanto quello?

TIMOLAO
Sicuro, Adimanto in persona. Chiamiamolo, allora. Ehi, Adimanto, dico a te, Adimanto di Mirrina, figlio di Strombico!

LICINO
Delle due l'una: o ce l'ha con noi o è diventato sordo. Ma sì, è proprio Adimanto. Ormai lo distinguo con chiarezza: suo è l'abito e l'andatura, e suoi i capelli tagliati così corti. Affrettiamo il passo per raggiungerlo. 11 Ehi Adimanto, se non ti costringevamo a voltarti tirandoti per il vestito, per quanto ci sgolassimo, non ci badavi. Ma hai l'aria pensierosa, come se stessi rimuginando e con una certa preoccupazione - questa è l'impressione che dài - su qualche problema particolarmente serio e importante.

ADIMANTO
Niente di grave, Licino: mentre camminavo mi è venuta una strana idea che mi ha reso sordo ai vostri richiami, perché la mia attenzione ne era completamente presa.

LICINO
Quale idea? Non aver paura a confidarcela, a meno che non si tratti di un segreto che non si può assolutamente rivelare. Comunque siamo degli iniziati, lo sai, e quindi in grado di tenere la bocca chiusa.

ADIMANTO
Ma sono io che mi vergogno a parlare: tanto puerile vi sembrerà quello che mi frullava per la testa.

LICINO
Non si tratta mica di una faccenda d'amore? Anche in tal caso non ti rivolgeresti a dei profani, ma a gente "addottrinata alla luce di fiaccole luminose".

ADIMANTO
12 Niente del genere, mio nobile amico: stavo costruendomi con la fantasia, invece, un ricco patrimonio, che i nostri padri definiscono una "vana felicità", e mi avete colto sul più bello delle ricchezze e del lusso.

LICINO
E allora è facilissimo. «Ciò che si trova, va spartito», dice il proverbio: perciò sbrìgati, e metti i tuoi tesori a disposizione; è giusto che godiamo anche noi una parte dei beni di Adimanto, visto che siamo amici suoi.

ADIMANTO
Mi sono trovato solo subito, appena siamo saliti sulla nave, dopo che ti avevo messo al sicuro, Licino; stavo misurando a occhio le dimensioni dell'ancora, e voi eravate già scomparsi chissà dove. 13 Comunque, ho visitato il veliero da cima a fondo, poi ho domandato a un marinaio che rendita poteva fruttare grosso modo all'anno la nave al proprietario, e quello mi ha risposto: «Proprio a calcolare il minimo... 12 talenti attici». Perciò, sulla strada del ritorno, elucubravo tra me e me: ah se un dio, di colpo, facesse diventare mia questa nave, come sarebbe felice la mia vita! Potrei essere generoso con gli amici, qualche volta navigherei io, qualche volta manderei i miei servi. Poi, con una parte di quei 12 talenti, mi ero già costruito una casa in una bella posizione, un po' sopra il Portico Dipinto, dopo aver lasciato quella di famiglia in riva all'Ilisso, e mi compravo servi, vestiti, carri e cavalli. Proprio ora, anzi, ero in mare, invidiato dai passeggeri per le mie fortune e temuto dai marinai, considerato quasi un re. E mentre ancora davo gli ordini per la rotta, e me ne stavo a prua a scrutare da lontano in direzione del porto, mi sei piombato addosso, Licino, e hai fatto colare a picco il mio patrimonio, e capovolgere la nave che filava liscia col vento in poppa dei miei desideri.

LICINO
14 E allora, carissimo, arrestami e trascinami davanti al magistrato come pirata, anzi come sabotatore, visto che sono stato la causa di un così tragico naufragio, e per di più sulla terraferma, lungo la strada dal Pireo alla città. Ma guarda come voglio rimediare al danno che ti ho procurato: eccoti subito - siano tue, se vuoi - cinque navi più belle e più grandi di quella egiziana e per giunta - è la cosa più importante - assolutamente inaffondabili; e magari ciascuna ti trasporterà cinque volte l'anno un carico di grano dall'Egitto. È chiaro però, o sommo armatore, che tu in quel caso diventerai insopportabile: se non ci hai dato retta - per quanto strillassimo - quando possedevi ancora questa sola nave, come proprietario di cinque navi oltre a questa, tutte a tre alberi e indistruttibili, ovviamente non degnerai più nemmeno di uno sguardo gli amici. Buon viaggio a te dunque, illustrissimo. Quanto a noi, ce ne staremo seduti al Pireo a domandare a chi fa scalo tornando dall'Egitto o dall'Italia se ha visto da qualche parte la grande nave di Adimanto, l'Iside.

ADIMANTO
15 Ecco, proprio per questo esitavo a raccontarvi quel che stavo pensando: ero sicuro che avreste messo in ridicolo il mio desiderio e ci avreste fatto sopra dell'ironia. E così resterò qui per un po', finché non sarete andati avanti, poi tornerò a bordo della mia nave e salperò: è molto meglio chiacchierare con i marinai che essere preso in giro da voi.

LICINO
Niente affatto: anche noi teniamo duro e ci imbarchiamo con te.

ADIMANTO
Ma io corro avanti e ritiro la passerella.

LICINO
E noi ti raggiungiamo a nuoto. Non crederai mica che per te sia facile entrare in possesso di navi così enormi senza comprarle e senza costruirtele, e che noi altri, invece, non possiamo ottenere dagli dèi la resistenza per nuotare qualche chilometro senza stancarci? Eppure sai bene in che battellino abbiamo fatto la traversata per Egina l'altro giorno in occasione della festa di Enodia, tutti in gruppo, noi amici, al modico prezzo di 4 oboli ciascuno. Allora non ti dava fastidio la nostra compagnia; e adesso, invece, ti secchi se vogliamo imbarcarci con te, anzi hai intenzione di correre avanti e di toglierci la passerella? Ti dai un mucchio di arie e fai il grand'uomo, Adimanto. Non sai più chi sei, ora che pretendi di passare per armatore: quella casa, costruita "nei quartieri alti", e il codazzo di accompagnatori ti hanno dato alla testa. Però, amico mio, per Iside, ricòrdati almeno di portarci dall'Egitto quei delicati pesci in salamoia del Nilo, o del profumo da Canopo, o un ibis da Menfi, e se la nave è in grado di reggerla, magari anche una piramide.

TIMOLAO
16 Basta con gli scherzi, Licino. Vedi come è diventato rosso Adimanto per colpa tua? Gli hai sommerso in un mare di ridicolo la sua nave, tanto che ormai fa acqua da tutte le parti e non è più in condizioni di resistere all'infuriare delle onde. Ma, visto che ci rimane ancora un bel po' di strada per arrivare in città, dividiamo il percorso in quattro parti e, nel tratto che gli spetta, ciascuno chieda agli dèi quello che gli è più caro; così non ci accorgeremo della fatica, e, al tempo stesso, ci divertiremo, lasciandoci scivolare volontariamente in un dolcissimo sogno, che ci renderà felici per tutto il tempo che vorremo. Mettere dei limiti al proprio volo di fantasia dipenda esclusivamente da ciascuno di noi, e postuliamo che gli dèi ci concedano qualunque cosa, anche se, per sua natura, inverosimile. E poi - ecco l'elemento più importante - il nostro gioco rivelerà chi saprà usare meglio della sua ricchezza e del suo desiderio; mostrerà insomma che tipo di uomo sarebbe ciascuno di noi, se mai diventasse ricco.

SAMIPPO
17 Bene, Timolao: accetto la tua proposta e quando sarà il momento, esprimerò il desiderio che più mi piacerà. Se Adimanto sia d'accordo, non mi sembra neppure il caso di chiederlo: ha ancora un piede sulla sua nave. Bisogna invece che anche a Licino sorrida l'idea.

LICINO
Ma sì! Diventiamo ricchi, se vi aggrada: non vorrei passare per un menagramo, nella buona sorte comune.

ADIMANTO
Chi comincia allora?

LICINO
Tu, Adimanto; dopo di te, Samippo, poi, Timolao; io, invece, riserverò al mio desiderio il breve tratto davanti al Dipylon, e per giunta percorrendolo più in fretta che potrò.

ADIMANTO
18 Ebbene, io non ho intenzione nemmeno ora di abbandonare la mia nave, ma, visto che le regole lo permettono, aggiungerò qualcosina al mio desiderio: Hermes, dio del guadagno, acconsenta a ogni mia richiesta. Sia dunque mio, oltre alla nave, anche quanto trasporta: carico, mercanti, donne, marinai.

SAMIPPO
Ma un altro bene - il più piacevole al mondo - lo hai già sulla nave, e te lo sei dimenticato.

ADIMANTO
Intendi dire il ragazzo con i capelli lunghi? Certo, che sia mio anche lui. E ogni chicco del grano che c'è nella stiva diventi oro di conio, insomma altrettanta valuta pregiata.

LICINO
19 Ma cosa ti salta in mente, Adimanto? La tua nave affonderà: il peso dei chicchi di grano non equivale al peso di un egual numero di monete d'oro.

ADIMANTO
Non essere maligno, Licino; quando toccherà a te esprimere il desiderio, tienti, se ti va, il Parnete intero, laggiù, trasformato in oro zecchino: per conto mio, non aprirò bocca.

LICINO
Bada che mi sono intromesso per la tua incolumità: non ci terrei che crepassimo tutti insieme all'oro. E per quanto riguarda noi, pazienza: ma affogherebbe il tuo bel ragazzino, perché, poveretto, non sa nuotare.

TIMOLAO
Sta' tranquillo, Licino. Lo prenderebbero in groppa i delfini e lo trasporterebbero sulla spiaggia. O ti pare che un tal citaredo sia stato salvato da quegli animali come premio per il suo bel canto; che un altro ragazzo, morto, sia stato trasportato in modo identico sul dorso di un delfino fino all'istmo, e invece il servo di Adimanto, appena comprato, non trovi un delfino che si innamori di lui?

ADIMANTO
Ma come? Anche tu, Timolao, segui le orme di Licino, e aggiungi beffa a beffa? Eppure sei stato tu a lanciare l'idea dei desideri.

TIMOLAO
20 Forse era meglio inventare qualcosa di più credibile, e trovare un tesoro magari sotto al letto, per non aver noie durante il trasferimento dell'oro dalla nave fino in città.

ADIMANTO
Hai ragione. Possa allora scavare sotto quell'Hermes di pietra che ho nel cortile e portare alla luce un tesoro: mille grossi barili di monete d'oro. Subito poi (conforme a quel che dice Esiodo: «Prima la casa») mi compro un palazzo dove abitare circondato dal fasto. Ho già acquistato, naturalmente, anche tutta la zona intorno alla città, salvo i tratti in cui non ci sono che timo e pietraie, a Eleusi la fascia di costa, e dalle parti dell'istmo qualche ettaro, non molti, per i giochi - voglio dire se qualche volta mi ci volessi fermare per assistere a quelli istmici -; infine, anche la pianura di Sicione: insomma, qualunque località della Grecia ricca di boschi e d'acqua, o comunque fertile, in breve diventi proprietà di Adimanto. Sia d'oro anche il piatto in cui mangio, e i calici non siano leggeri come quelli di Echecrate, ma ciascuno pesi almeno 2 talenti.

LICINO
21 E come farà il coppiere a porgerti, colma, una coppa così pesante? O tu a prendere dalle sue mani senza sforzo non un calice, ma una specie di "pietra di Sisifo"?

ADIMANTO
Ehi, non cavillare sul mio desiderio! Io invece mi farò d'oro massiccio anche le tavole, i letti e, se non te ne stai zitto, pure i servitori.

LICINO
Attento solo che non ti si trasformi in oro, come a Mida, anche quel che mangi e bevi: moriresti - disgraziato - sguazzando nell'oro, consumato da una "ricchissima" fame.

ADIMANTO
Sarai libero di modellare i tuoi desideri sul metro del verosimile fra poco, quando sarà il tuo turno di parlare, Licino. 22 Oltre a questo, avrò un abito color porpora, la vita più comoda e facile che esista, e sonni dolcissimi; e, ancora, visite e richieste di favori da parte degli amici e tutti che mi ossequiano e si prostrano ai miei piedi. Anzi, certa gente sin dall'alba passeggerà su e giù davanti alla mia porta; tra di loro, persone del calibro di Cleeneto e Democrate. E se cercheranno di passare avanti, pretendendo di essere ricevuti prima degli altri, sette portieri piazzati lì - dei colossi barbari - gli sbatteranno senza tanti complimenti l'uscio in faccia, come adesso usano fare loro. Io poi, quando ne avrò voglia, mi affaccerò dai battenti come il sole che sorge, e certuni non li degnerò neanche di uno sguardo, mentre, se ci sarà un povero diavolo come ero io prima del tesoro, gli dimostrerò tutta la mia simpatia, lo farò ripulire e, all'ora giusta, lo inviterò a pranzo. Gli altri, invece, i ricconi, si strozzeranno dalla rabbia nel vedere le mie carrozze, i miei cavalli e i miei bellissimi schiavi, duemila almeno, il fior fiore di ogni età. 23 E poi, cene con stoviglie d'oro - l'argento vale troppo poco e non è degno di me - e pesce salato dalla Spagna, vino dall'Italia, olio pure dalla Spagna e miele fresco, del nostro, e manicaretti di provenienza esotica, cinghiali, lepri, ogni genere di volatili, fagiano dal Fasi, pavone dall'India e gallo dalla Numidia; e come cuochi per i singoli piatti avrò degli specialisti in dolci e salse. Se poi io chiedo una tazza o una coppa per brindare a qualcuno, il mio ospite si porti a casa la coppa in cui ha bevuto. 24 I ricchi di oggigiorno, in confronto a me, faranno la figura dei pezzenti, tutti; e Dionico non mostrerà più, durante la processione, il suo piattino e la sua tazza d'argento, specialmente quando vedrà i miei servi adoperare normalmente argenteria come quella. Ed ecco, infine, le mie donazioni straordinarie alla città: distribuzioni mensili di cento dracme a ciascun cittadino, la metà per gli stranieri residenti in Atene; come opere pubbliche, terme e teatri per abbellire la città; per ultimo, farei arrivare il mare fino al Dipylon dove ci dovrebbe essere un porticciolo ricavato portando l'acqua per mezzo di un ampio canale: così la mia nave potrebbe stare all'àncora vicino a casa, e sarebbe visibile dal Ceramico. 25 Quanto a voi, amici, avrei già ordinato all'amministratore di contare venti sacchi di monete d'oro per Samippo, per Timolao cinque sacchetti e per Licino un sacchetto, ma ben raso, perché è petulante e si beffa del mio desiderio. Ecco la vita che vorrei vivere, ricco sfondato, circondato dal lusso, libero di godermi tutti i piaceri possibili e immaginabili, a volontà. Ho parlato: e spero che Hermes mi accontenti.

LICINO
26 Ma ti rendi conto, Adimanto mio, quanto è sottile il filo a cui è sospesa questa tua ricchezza? E se il filo si spezza, tutto va all'aria, e «il tesoro ti si trasforma in carbone».

ADIMANTO
Cosa intendi dire, Licino?

LICINO
Che resta un'incognita, mio caro amico: per quanto tempo vivrai in mezzo ai tuoi soldi. Chi può saperlo se, davanti alla tua tavola imbandita, tutta di oro massiccio, prima ancora di allungare la mano e assaggiare il pavone o il gallo numidico, tu non caccerai fuori la tua animuccia, esalando l'ultimo respiro e non te ne andrai all'altro mondo, lasciando tutto quel ben di dio ai corvi e agli avvoltoi? Vuoi per caso che ti faccia l'elenco di quelli che sono morti subito, prima di potersi godere la loro ricchezza, o di quelli che, pur continuando a vivere, sono stati privati dei loro beni da qualche dio invidioso? Hai sentito, immagino, di Creso e di Policrate, ben più ricchi di te, che sono precipitati, da un momento all'altro, dal culmine della fortuna nell'estrema rovina. 27 Ma lasciamo pure perdere questi; pensi che la tua buona salute sia sicura e garantita? Non vedi quanti ricchi se la passano male perché sono pieni di acciacchi? Certi non riescono nemmeno a camminare, certi non ci vedono più o soffrono di intestino. E, anche se non lo dici espressamente, sono sicuro che non vorresti, nemmeno a condizione di possedere due volte il suo patrimonio, ridurti come quel riccone di Fanomaco, e diventare effeminato come lui. Per non parlare dei pericoli che vanno di pari passo con i soldi: furti, invidia, odio generale. Ti accorgi di quante preoccupazioni è fonte il tuo tesoro?

ADIMANTO
Mi dài sempre contro, Licino, e così non avrai più neppure il tuo sacchetto d'oro, visto che continui a boicottare i miei castelli in aria fino alla fine.

LICINO
Ecco, già ti stai comportando come quasi tutti i ricchi: ritratti e ritiri le promesse. Ma adesso, Samippo, tocca a te.

SAMIPPO
28 Io - non sono uomo di mare, sono arcade, di Mantinea, come ben sapete - non chiederò che mi si materializzi una nave che non mi sarebbe possibile ostentare davanti ai miei concittadini; e neanche sarò così meschino da domandare agli dèi un tesoro e dell'oro in misura ben determinata. Gli dèi, peraltro, possono tutto, anche realizzare i sogni che paiono più grandiosi, e la regola del nostro gioco dei desideri, fissata da Timolao, è di non esitare di fronte a nessuna richiesta, perché nulla ci verrà rifiutato dai celesti. Chiedo perciò di diventare re, ma non come Alessandro il Grande, o Tolomeo, o Mitridate, o un altro qualsiasi che ha ricevuto la corona dal padre, e ha esercitato la sovranità grazie a questo privilegio. Voglio invece cominciare da brigante, con una trentina di compagni legati con un giuramento, fedelissimi e audaci; poi a poco a poco, si aggreghino a noi, uno dopo l'altro, ancora 300 uomini, poi 1000, e poi, in brevissimo tempo, 10.000, finché si arrivi in tutto a 50.000 opliti e circa 5000 cavalieri. 29 Io verrò scelto come comandante per alzata di mano, all'unanimità, perché giudicato il migliore per guidare gli uomini e sfruttare le situazioni. E già questo mi rende superiore a ogni altro re: essere stato eletto capo supremo per il mio valore. Io non ho semplicemente ereditato il titolo, mentre un altro ha faticato a costruirsi l'impero: un'eredità del genere è in tutto e per tutto simile al tesoro di Adimanto, e non dà una soddisfazione pari a quella che uno prova sapendo di essersi conquistato con le proprie mani il potere.

LICINO
Caspita, Samippo: non è che ti sei accontentato di poco! Hai chiesto veramente il massimo: di comandare un esercito sterminato, e dopo essere stato giudicato il migliore dai tuoi 50.000 uomini. Non c'eravamo accorti che Mantinea stesse allevando un così fantastico re e generale! Comunque, regna pure, guida i tuoi soldati, disponi in ordine di battaglia la tua cavalleria e il contingente dei «portatori di scudo». Mi piacerebbe sapere dove vi dirigerete a passo di marcia, in tanti, dall'Arcadia, e chi saranno i primi malcapitati a cui muoverete contro.

SAMIPPO
30 Ascolta, Licino, o piuttosto, se ci tieni, vieni con noi: ti nominerò comandante dei 5000 cavalieri.

LICINO
Sinceramente ti ringrazio dell'onore, maestà, e m'inchino, e mi prostro ai tuoi piedi secondo l'uso persiano, con le mani dietro la schiena, in ossequio alla tua tiara rigida e alle tue regali bende. Eleggi pure comandante della cavalleria qualcuno di questi prodi; perché io, te lo confesso, ignoro nel modo più assoluto l'arte della cavalleria, anzi fino a oggi su un cavallo non ci sono mai neppure montato. E ho paura quindi, appena il trombettiere suona la carica, di ruzzolare giù e finire schiacciato, nella confusione, da tanti zoccoli: oppure che il mio focoso destriero, mordendo il freno, mi scaraventi nel bel mezzo dei nemici; in ogni caso, per rimanere in groppa al cavallo e tenere le redini, bisognerebbe che mi facessi legare alla sella.

ADIMANTO
31 Guiderò io la tua cavalleria, Samippo; Licino, invece, abbia il comando dell'ala destra. Sarebbe giusto che io ricevessi da te una delle cariche più alte, come contropartita per averti elargito tanti sacchi di monete sonanti.

SAMIPPO
Prima però chiediamo anche a loro, ai cavalieri, se ti accettano come capo. «Cavalieri, chi è d'accordo su Adimanto generale, alzi la mano».

ADIMANTO
Come vedi, mi hanno eletto all'unanimità.

SAMIPPO
Bene! Tu allora mettiti alla testa della cavalleria, Licino all'ala destra e il nostro Timolao all'ala sinistra: io, invece, starò al centro, secondo l'uso di re persiani quando partecipano di persona al combattimento. 32 E adesso avanziamo in direzione di Corinto per la via dei monti, dopo le preghiere di rito a Zeus protettore dei sovrani. Conquistata la Grecia intera - nessuno certo ci opporrà resistenza levando le armi, dato il nostro numero, e avremo il sopravvento senza colpo ferire - ci imbarcheremo sulle triremi sistemando i cavalli sulle zattere da trasporto - sono pronti a Cencre frumento quanto basta, navi a sufficienza e tutto il resto - e, attraverso l'Egeo, raggiungeremo la Ionia. Lì offriremo i debiti sacrifici ad Artemide, poi, prese senza difficoltà le città prive di fortificazioni, dove lasceremo dei reggenti, proseguiremo verso la Siria, attraverso la Caria, la Licia, la Panfilia, la Pisidia e la Cilicia, sia sulla costa che all'interno, fino ad arrivare all'Eufrate.

LICINO
33 Per favore, se credi, mio re, fammi restare in Grecia come satrapo: sono un codardo e non potrei sopportare a cuor leggero di andarmene tanto lontano dai luoghi che mi sono familiari. Tu, per giunta, a quanto pare, hai intenzione di guidarci contro gli Armeni e i Parti, tribù bellicose, che non falliscono un colpo nel tiro con l'arco; perciò, cedi pure a un altro l'ala destra e lasciami a controllare la Grecia come un novello Antipatro: non vorrei che qualcuno, con una freccia ben diretta in un punto scoperto, mi trapassasse da parte a parte - povero me! - mentre sono alla testa delle tue truppe vicino a Susa o a Battra.

SAMIPPO
Licino, vigliacco! Stai disertando la leva. Bada che la legge prescrive la pena della decapitazione se uno è sorpreso nell'atto di abbandonare il proprio posto. Ma siccome siamo ormai sulle rive dell'Eufrate, le sponde del fiume sono collegate da un ponte, su tutte le regioni che ci siamo lasciate alle spalle regna la calma, i governatori da me preposti a ciascun popolo hanno in mano saldamente la situazione, e c'è chi si muoverà per sottomettere a noi, nel frattempo, Fenicia, Palestina ed Egitto, - tu, Licino, passa per primo alla testa dell'ala destra, poi io, e, dopo di me Timolao; per ultimo tu, Adimanto, guida la cavalleria. 34 E, lungo la Mesopotamia, non solo nessuno ci accoglie ostilmente, ma addirittura le popolazioni si consegnano spontaneamente nelle nostre mani con le loro roccaforti; raggiunta Babilonia, con una mossa fulminea penetriamo di sorpresa all'interno delle mura e la conquistiamo. Il re, che ha saputo dell'attacco mentre si trovava a Ctesifonte, si è diretto a Seleucia e si prepara allo scontro, concentrando laggiù tutti i cavalieri, gli arcieri e i frombolieri che può. Gli esploratori riferiscono che sono radunati ormai circa un milione di uomini in assetto di guerra, tra cui duecentomila arcieri a cavallo; e non sono ancora arrivati gli Armeni, né gli abitanti delle rive del Caspio, né i Battriani, ma solo i contingenti delle zone dell'impero vicine e a ridosso delle grandi città. Guarda con quanta facilità ha messo insieme tante decine di migliaia di uomini. È dunque arrivato il momento, per noi, di prendere una decisione sul da farsi.

ADIMANTO
35 Secondo me, voi - la fanteria - dovete mettervi in movimento lungo la direttrice che porta a Ctesifonte, e noi cavalieri conviene che restiamo qui a presidiare Babilonia.

SAMIPPO
Anche tu, Adimanto, ti lasci prendere da crisi di vigliaccheria, ora che il pericolo è imminente? E tu di che opinione sei, Timolao?

TIMOLAO
Bisogna muovere con l'armata al gran completo contro i nemici e non aspettare che si siano preparati meglio, con l'aiuto degli alleati affluiti da ogni parte: sferriamo l'attacco, invece, mentre gli avversari sono ancora in marcia.

SAMIPPO
Bene! Giusto! E tu, Licino, cosa pensi?

LICINO
Te lo dico subito. Siamo stanchi a forza di camminare senza mai fermarci: stamattina presto siamo scesi fino al Pireo, adesso abbiamo già fatto almeno cinque chilometri e mezzo, sotto un sole che spacca le pietre - è quasi mezzogiorno -; propongo perciò di sederci qui da qualche parte, all'ombra degli ulivi, su quella colonna rovesciata e di riposare; poi, una volta ristorati, finiremo la strada che ancora ci resta per rientrare in città.

SAMIPPO
Ah, perché credi di essere ancora ad Atene, benedetto uomo? Tu sei a Babilonia, sul campo di battaglia, di fronte alle mura, in mezzo a un mare di soldati, a prendere decisioni sulla guerra.

LICINO
Meno male che me lo hai ricordato, eppure ero convinto di essere lucido e sveglio quando ho manifestato la mia idea.

SAMIPPO
36 Partiamo all'assalto, se sei d'accordo. Siate coraggiosi nel pericolo e degni del tradizionale valore della stirpe greca: i nemici, suppongo, stanno ormai per attaccare. «Enialio» sia il vostro grido di battaglia; quando il trombettiere darà il segnale, innalzate l'urlo di guerra, battete le lance contro gli scudi e spingetevi al corpo a corpo con i nemici. Cerchiamo di non rimanere sotto tiro, e di non lasciare agli avversari la possibilità di colpirci consentendogli di lanciare da lontano. Ecco, siamo ormai al combattimento ravvicinato: l'ala sinistra e Timolao hanno già messo in fuga i Medi schierati contro di loro, mentre, dalla mia parte, le sorti della lotta sono ancora incerte - abbiamo di fronte i Persiani, col re alla testa. La cavalleria barbara al completo sta assalendo la nostra ala destra; - Licino, sfodera il tuo coraggio e il tuo valore, e incita i tuoi uomini a sostenere la carica.

LICINO
37 Oh, che sfortuna! I cavalieri sono tutti addosso a me: si vede che sono l'unico degno ai loro occhi di essere attaccato. Ma se l'assalto è troppo violento, ho l'impressione che vi lascerò ai vostri combattimenti e diserterò per corrermene in palestra.

SAMIPPO
Niente affatto: anche tu, ora, stai vincendo nella tua ala; invece io, come vedi, dovrò affrontare in singolar tenzone il re: mi sfida, e tirarsi indietro sarebbe assolutamente disonorevole.

LICINO
Sì, diamine, e verrai anche ferito, fra un momento, dal tuo avversario - ci scommetto: è un vero privilegio regale essere ferito combattendo per la supremazia.

SAMIPPO
Hai ragione. La ferita però sia superficiale e in una parte del corpo abitualmente coperta: non mi va una cicatrice esteticamente sgradevole. Lo vedi, intanto, come ho scagliato la lancia e trapassato, in una mossa ravvicinata, lui e il cavallo con un colpo solo, e gli ho mozzato la testa e strappato il diadema, e ora sono ormai diventato re, e davanti a me tutti si prosternano? E sia! I barbari si gettino ai miei piedi; 38 su di voi governerò, invece, secondo l'uso greco, col titolo di Generalissimo. E poi, figuratevi quante città fonderò e chiamerò col mio nome, e quante ne prenderò con la forza e distruggerò, se avranno osato ribellarsi al mio dominio. Fra tutti punirò in particolare il ricco Cidia: un tempo era mio vicino di casa e, invadendo abusivamente a poco a poco la mia proprietà, alla fine mi ha cacciato dalla mia terra.

LICINO
39 Adesso basta, Samippo: dopo un trionfo di queste proporzioni, è ora di festeggiare la vittoria a Babilonia con un lauto banchetto - ho l'impressione che il tuo impero sia già durato oltre il tratto di strada che ti era concesso; è il turno per Timolao di esternare il suo desiderio.

SAMIPPO
Ebbene, Licino? Cosa ne pensi di quello che ho chiesto?

LICINO
Mio eccelso sovrano, comporta fatiche molto maggiori che non il desiderio di Adimanto, ed è all'insegna della violenza più brutale. Lui, almeno, viveva nel lusso, brindando con coppe d'oro del peso di due talenti ai suoi ospiti, tu al contrario sei stato ferito in duello e avevi paura ed eri in continua tensione giorno e notte. Non solo dovevi guardarti dalle insidie dei nemici, ma anche dalle infinite congiure e dall'invidia delle persone a te più vicine, dall'odio, dall'adulazione; insomma, nessun amico sincero, ma tutta gente che ti si mostra amica o per paura o nella speranza di qualche beneficio. I vantaggi? Neanche sognarsi di godere qualsiasi piacere: soltanto magnificenza esteriore, una toga di porpora ricamata d'oro, candide bende intorno alla fronte e la staffetta che ti precede; tutto il resto è fatica intollerabile, e seccature a non finire: o bisogna negoziare con gli ambasciatori inviati dai nemici, o fare da giudice, o impartire gli ordini ai sudditi; e magari un popolo si ribella, o sferrano un attacco da oltre confine. È inevitabile aver paura sempre e sospettare di tutto: in conclusione, fatalmente apparirai felice e fortunato al mondo intero tranne che a te stesso. 40 E, per giunta, non è umiliante che tu sia soggetto alle stesse malattie della gente qualsiasi, e che la febbre non sappia discernere che tu sei un re? Tantomeno la morte, poi, si lascia spaventare dalle tue guardie del corpo: arriva all'improvviso, quando le pare, e ti porta con sé, senza badare alle tue implorazioni e senza nessun riguardo per la tua corona. E tu, che stavi così in alto precipiterai, strappato via dal tuo trono regale, e te ne andrai per la stessa strada dei più, intruppato, senza distinzione di onori, nel gregge dei morti, lasciando sulla terra un mausoleo imponente o una stele altissima o una piramide perfettamente costruita, onori tardivi, di cui non potrai accorgerti. Le statue e i templi, poi, che le città erigono in tuo onore e il tuo nome famoso, - tutto questo, insomma, a poco a poco si disperde e svanisce nella più completa indifferenza. E anche se il loro ricordo durasse nei secoli, che vantaggio ne ricaverebbe chi è ormai privo di qualsiasi forma di sensibilità? Vedi dunque quante preoccupazioni avrai ancora in vita, paure, ansie, pene, e quale sarà la tua condizione dopo la morte?
41 Comunque, ormai tocca a te, Timolao, esprimere il tuo desiderio e in modo da surclassare loro due, come c'è da aspettarsi da una persona intelligente ed esperta delle cose del mondo quale sei.

TIMOLAO
E allora, bada, Licino, se la mia richiesta presta il fianco a qualche critica o presenta qualche lato debole. Oro e tesori e sacchi di denaro, o regni e guerre e terrori per il potere, giustamente li hai biasimati: tutto questo poggia su basi fragili e comporta troppe insidie; insomma, procura più dolori che piaceri. 42 Io, invece, voglio che Hermes venga da me e mi regali degli anelli con questi poteri: uno che mi faccia essere sempre sano e robusto, invulnerabile e insensibile al dolore; un altro che renda invisibile chi lo porta, come l'anello di Gige; e un altro che mi dia una forza superiore a quella di diecimila uomini, tanto da potermi caricare sulle spalle, da solo, con la massima facilità, un peso che diecimila uomini assieme a stento riuscirebbero a smuovere: e voglio ancora un anello che mi permetta di sollevarmi da terra e di volare molto in alto. E poi, un unico anello per due scopi insieme: per addormentare chiunque io voglia e perché ogni porta al mio passaggio si spalanchi da sola, salti la serratura e si sfili il catenaccio. 43 In particolare, però, aspiro a un altro anello, il più allettante di tutti, che mi renda, se lo infilo al dito, desiderabile agli occhi dei ragazzi più carini, delle donne e del mondo intero: e così tutti, fatalmente, mi ameranno, e si struggeranno per me: sarò sulla bocca di tutti. Molte donne anzi, non reggendo agli spasimi della passione, si impiccheranno e i ragazzi impazziranno per me e si riterranno felici se anche solo lancerò loro un'occhiata; se invece non li degnerò neanche di uno sguardo, anch'essi moriranno di dolore: insomma, voglio essere meglio di Giacinto, di Ila e di Faone di Chio. 44 E tutto questo mi sia concesso in una vita non solo lunga, ma che si estenda ben oltre i normali limiti dell'esistenza umana: chiedo di vivere mille anni passando da una giovinezza all'altra, spogliandomi della vecchiaia ogni 17 anni circa come i serpenti mutano la pelle. Se avrò questo, non mi mancherà nulla: anche tutto ciò che posseggono gli altri sarebbe mio, in quanto potrei spalancare le porte, addormentare le sentinelle ed entrare dovunque senza essere visto. Qualunque spettacolo eccezionale ci fosse in India o nel paese degli Iperborei, qualunque tesoro di gran valore, qualunque ghiottoneria da gustare o squisitezza da bere, non dovrei mandarla a prendere: io stesso mi alzerei in volo e me l'andrei a godere in loco fino a sentirmene sazio. E se un grifo alato o, in India, l'uccello chiamato fenice a nessun altro è mai stato dato di contemplarli, io, invece, avrei il privilegio di vederli, e sarei l'unico a sapere dove si trovano le sorgenti del Nilo, e quanta parte del mondo è disabitata, e se qualcuno vive nella metà sud della terra, con la testa in giù e i piedi in su. E ancora mi accerterei facilmente della natura delle stelle, della luna e del sole stesso, data la mia insensibilità al calore; per finire, il piacere supremo: nella stessa giornata potrei annunciare a Babilonia chi ha vinto l'Olimpiade, e pranzare magari in Siria e cenare in Italia. Se qualcuno ce l'avesse con me, mi vendicherei di lui sfruttando il fatto di essere invisibile e gli scaraventerei un masso in testa tanto forte da schiacciargli il cranio; gli amici, invece, li beneficherei cospargendoli d'oro mentre dormono. E se ci fosse un individuo superbo o un tiranno ricco e tracotante, lo solleverei fino ad almeno 4000 metri di altezza e lo lascerei andare a sfracellarsi giù sulle rocce. Avrei la possibilità di starmene con i miei innamorati senza impedimenti, entrando non visto e addormentando tutti quanti tranne loro. Che bello sarebbe anche osservare chi fa la guerra sollevato a mezz'aria, fuori tiro! E se me ne venisse voglia, mi metterei a fianco dei vinti e, addormentando i vincitori, concederei la vittoria agli uomini già in fuga, che si riorganizzerebbero dopo la rotta. In una parola, considererei un gioco la vita umana, tutto sarebbe mio e apparirei agli altri come un dio. Questo è il massimo della felicità, che non può essere distrutta né insidiata, perché accompagnata da una vita lunga in perfetta salute. Forza, Licino! 45 Quale punto debole sai scoprire nel mio desiderio?

LICINO
Nessuno, Timolao; tanto più che sarebbe rischioso opporsi a chi è dotato di ali ed è forte più di diecimila uomini. Una cosa però te la voglio chiedere: hai per caso visto, in mezzo a tutti quei popoli sopra cui hai volato, un altro vecchio altrettanto squilibrato, trasportato da un piccolo anello e in grado di smuovere intere montagne con la punta di un dito, amato da tutti nonostante la sua calvizie e il naso camuso? E poi, dimmi anche: perché mai tutti questi poteri non li ha un anello solo? Per quale ragione te ne dovrai andare in giro con tutto quel peso addosso e la mano sinistra carica di anelli, uno per dito? Anzi, sono troppi, e ti dovrà venire in soccorso anche la destra. Eppure, avresti bisogno di un ulteriore anello - il più necessario - che, una volta infilato, ti facesse smettere di vaneggiare, e ti liberasse dalla tua sconfinata stupidità. O forse, a questo scopo, è sufficiente che ingurgiti una buona dose di elleboro più concentrato del solito?

TIMOLAO
46 Ad ogni modo, Licino, ora tocca a te esprimere il desiderio; così finalmente sapremo quale richiesta senza pecche e al di sopra di qualunque possibile accusa formulerai tu, che critichi tanto gli altri.

LICINO
Ma io non ho bisogno di chiedere niente: siamo già al Dipylon, e il nostro impareggiabile amico Samippo, a combattere in duello in quel di Babilonia, e tu, Timolao mio, a pranzare in Siria e a cenare in Italia, avete esaurito anche il tratto di strada assegnato a me. Meno male! Del resto non mi andrebbe di arricchirmi per un po' con tesori inconsistenti, e di rodermi il fegato, subito dopo, a dover mangiare una misera focaccia, come toccherà a voi a momenti; la felicità e le vostre smisurate ricchezze se ne voleranno via; e voi altri, invece, dopo tesori e corone, scenderete dalle nuvole, come svegliati di soprassalto da un dolcissimo sogno, e troverete la realtà di ogni giorno tutta diversa; proprio allo stesso modo gli attori tragici che recitano la parte dei re, quando escono dal teatro, per lo più patiscono la fame, anche se poco prima erano Agamennoni o Creonti. Ne soffrirete, è logico, e la vostra vita quotidiana vi sembrerà insopportabile; soprattutto a te, Timolao, dato che subirai la stessa sorte di Icaro: le tue ali si scioglieranno, precipiterai giù dal cielo, e dovrai camminare coi piedi per terra, perché tutti quei tuoi famosi anelli ti saranno scivolati via dalle dita. Quanto a me, in cambio di tutti i vostri tesori e della stessa Babilonia, mi basta poter ridere delle vostre assurde aspirazioni. Bella roba! E poi andate in giro a tessere le lodi della filosofia!

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