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Clesis, Eva - E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco - recensione e trama - in vetrina


E' uscito ieri in libreria "E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco", il nuovo romanzo della scrittrice pugliese Eva Clesis. 
Il romanzo, che sin dal titolo ha dei riferimenti musicali (il titolo dell'album di Luca Carboni "E intanto Dustin Hoffmann non sbaglia un film"), racconta i disagi e i problemi di un gruppo di adolescenti di una piccola provincia pugliese e riflette sulla condizione di smarrimento, d' insoddisfazione che essi provano guardando ed essendo se stessi. 
I canoni di bellezza e le ambizioni per il futuro sono quelli indicati e preimpostati dalla televisione: il sogno di una tredicenne di fare la velina, la paura e la vergogna di essere troppo grassi, sono solo alcune delle situazioni che vengono proposte nel libro. E poi ci sono i bulli della scuola, una professoressa eternamente insoddisfatta e infine Vasco Rossi che, grande tra i grandi, sembra sempre sapere come farcela: i suoi dischi, infatti, non temono stereotipi e cambi d'umore generazionali: sono sempre giusti al momento giusto.
Un romanzo ironico e piacevole.

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Autore Eva Clesis
Genere Narrativa
Editore Newton Compton Editori
Pubblicazione 21/07/2011
ISBN 9788854132375


2 Commenti:

  1. Tutto già detto, tutto così ovvio. Non c'è creatività.
    Perché nessuno parla di gravi problemi come la vendita di bambini in India, oppure di paesi particolari come la Turchia? E che dire del mercato delle armi, eserciti privati e società petrolifere e bancarie? Si è nominato Vasco. Perché non si parla invece di artisti (sì Vasco non lo è) o addirittura un genere musicale che qui in Italia è proibito far ascoltare: il post-rock? Oh, già si dovrebbe studiare! E' più facile scrivere banalità come queste. Si è creata una realtà artificiale talmente solida da nascondere quella autentica. E mi fermo qui...

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  2. Hai ragione Nexso a sottolineare che di realtà nel mondo ce ne sono tante, ma forse non ho lasciato passare chiaramente il messaggio che vuole darci questo libro, che non è un'esaltazione degli stereotipi ma una riflessione "narrata" di quello che si vive a una certa età: la propria crescita e la costruzione della propria identità in rapporto a ciò che i media, loro falsi davvero e superficiali, costruiscono intorno a noi. Non a caso il libro si conclude con un corteo studentesco e con il sovvertimento delle "regole di gioco": i giovani si liberano dell'identità precostituita, del modello comportamentale dettato dai media, e trovano il coraggio di essere se stessi.
    Per il resto sono d'accordo che il ruolo narrativo dei protagonisti non va per il sottile...Un saluto

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